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Come vedono i cani?

Autore: Francesco Vischi
Categoria: Curiosità
Come vedono i cani foto

Per capire meglio come vedono i cani, possiamo pensare all’occhio come ad una “macchina fotografica naturale”.

Quindi, per comprendere come funziona l’occhio (almeno quello di mammiferi terrestri come uomo e cane), dobbiamo chiarire come funziona il principio della macchina fotografica.

Come funziona?

Concettualmente, la luce entra in una “camera oscura” attraverso una lente e un foro (diaframma).
I raggi di luce, una volta entrati attraverso il diaframma, vanno a colpire il materiale sensibile sulla parete opposta a quella del foro.

Ecco, l’occhio funziona allo stesso modo.
La luce entra in una “camera oscura” (bulbo oculare) attraverso una lente (cristallino) e un foro (pupilla) e va a colpire la superficie sensibile (retina) sulla parete opposta, inviando poi segnali nervosi al cervello che si occuperà di costruire le immagini.

Come per la macchina fotografica, anche per l’occhio valgono le stesse considerazioni.

Se si aumenta il diametro del foro di ingresso, entra più luce, ma si ottiene una “profondità di campo” minore, cioè si riusciranno ad avere immagini ben definite (a fuoco) in una zona di spazio meno profonda.

Se si diminuisce diametro del foro, entra meno luce ma si possono avere immagini definite ad una profondità maggiore.

Le stesse cose succedono con la pupilla.

Quindi?

Rispetto alla grandezza dell’occhio, il cane riesce ad ottenere un diametro più grande della sua pupilla.

Vuol dire che nell’occhio del cane riesce ad entrare più luce.

Questo è in linea con le caratteristiche e il comportamento degli antenati del cane domestico (e dei canidi attuali).
Sono predatori crepuscolari, cioè vanno a caccia delle loro prede quando la luce ambientale è scarsa, all’alba e al tramonto.

Quindi devono vederci bene quando c’è poca luce.

Tra l’altro, avere abitudini crepuscolari coincide con i momenti di maggiore dinamismo che vediamo nei nostri cani, pronti a dare il meglio al mattino presto e alla sera, mentre nel resto della giornata spesso sono più pacati.

Poi il cane ha un’arma in più che gli permette di avere una vista ancora più efficace in condizioni di scarsa luminosità.

Si chiama tapetum lucidum ed è un tessuto che riflette la luce dalla superficie interna dell’occhio verso la retina, quindi rende il cane ancora più capace di catturare la poca luce ambientale e convogliarla per decifrarne le immagini.

La luce riflessa dal tapetum lucidum è responsabile degli “occhi luminosi” che si vedono in tante foto dei nostri cani e che ci capita di vedere anche nella realtà quando siamo sotto la giusta angolazione.

I colori

Nella retina (la superficie sensibile che viene colpita dalla luce ed invia le immagini al cervello) ci sono due tipi di cellule, i coni e i bastoncelli.

I coni sono sensibili ai colori, i bastoncelli all’intensità della luce.

Bene, nell’uomo sono più numerosi i coni, nel cane i bastoncelli.
Anche questo ci conferma che il cane è più abile a percepire le immagini quando c’è poca luce, mentre ha una minore capacità di percepire i colori.

Ma questo non vuol dire che veda in bianco e nero! 

Questa è una credenza ancora molto diffusa che però è stata smentita.

Il cane è capace di percepire i colori ma in modo meno sensibile rispetto all’uomo.

In sostanza, in condizioni di luce piena come ad esempio all’esterno nelle ore diurne, il cane vedrà i colori più sfumati e meno definiti rispetto all’uomo.

In più si è visto che mentre l’uomo ha un’alta sensibilità nella percezione dell’infinità di sfumature che conosciamo (che fanno capo al verde, giallo, arancione, rosso, porpora, blu), il cane riesce a percepire bene solamente giallo, blu e verde/grigio, con le relative sfumature che da questi possono nascere.

Quindi anche il cane vede i colori ma non in modo definito come noi.

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Il campo visivo

A seconda del “tipo di lente” e della posizione degli occhi, si riuscirà ad avere un campo visivo più o meno ampio.

Come “tipo di lente” intendiamo la forma del cristallino, che è un organo che può cambiare le sue dimensioni e modificare il modo in cui la luce entra nell’occhio.

Nel caso dell’uomo, gli occhi sono frontali e rivolti in modo da avere un’ampiezza del campo visivo fino a 180 gradi, mentre nel cane (con alcune differenze a seconda delle razze) sono sempre frontali ma rivolti in modo da avere un campo visivo fino a 240 gradi.

In più, nell’uomo c’è una zona piuttosto ampia in cui si sovrappongono i campi visivi di ogni singolo occhio. Questa serve ad avere un’ottima visione tridimensionale e percezione delle distanze (visione binoculare).

Anche il cane ha una zona in cui si sovrappongono i campi visivi dei singoli occhi, ma non è ampia come quella dell’uomo.
Significa che il cane fa più fatica a percepire oggetti nella loro tridimensionalità e distanza.

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In più, proprio in base alla forma che il cristallino può avere e alla posizione degli occhi nella testa, il cane di solito vede meglio oggetti lontani.

Dall’altro lato, però (e questo è più merito del suo cervello), il cane è abilissimo nel percepire i movimenti, in modo estremamente più fine rispetto ad un essere umano.

Questione di evoluzione

Tutte queste considerazioni rispecchiano il passato evolutivo di cani ed esseri umani.

Il cane è un predatore che caccia al crepuscolo, quindi deve vederci molto bene con poca luce e deve essere sensibilissimo ai movimenti degli oggetti che lo circondano, per individuare e seguire le sue prede.
Prede che terrà d’occhio con la sua migliore capacità di percepire oggetti lontani.

Che ci piaccia o no, l’uomo è nato come preda.
Quindi deve percepire molto bene le distanze e la tridimensionalità dell’ambiente (a scapito dell’ampiezza del suo campo visivo) per sfuggire ai predatori che lo possono minacciare ed anche per reperire il cibo di cui si nutrivano i nostri lontanissimi antenati.

Quindi, a conti fatti, il cane percepisce i colori e vede l’ambiente circostante come un predatore ha bisogno di fare.

Siccome vive insieme a noi umani, e spesso siamo noi umani a proporgli certe esperienze, compensa con gli altri suoi sensi quelle situazioni in cui può trovarsi più in difficoltà rispetto a noi, come appunto la percezione dei colori di qualche oggetto oppure la percezione di uno spazio dove muoversi. Spazio che spesso è più a misura di uomo che di cane, come quando si devono affrontare scale, grate, ponti, sedie, porte, ecc.

Però, non cadiamo nell’errore di credere che il mondo percepito dal cane sia “triste” solo perché vede peggio di noi certi colori e sfumature!
La grande potenza degli altri suoi sensi (come l’olfatto) è in grado di aprirgli porte sull’ambiente circostante che agli esseri umani sono negate.

Ancora una volta alcuni luoghi comuni sono stati smentiti, ed il cane si è rivelato sempre di più quello strabiliante compagno di vita che abbiamo la fortuna di avere al nostro fianco.

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