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Beagle opinioni – Perché abbiamo scelto proprio il beagle?

Qui vogliamo darti la nostra opinione sul perché abbiamo scelto di vivere con un beagle. Ci teniamo a dirti che è un’opinione del tutto personale, scritta per darti una panoramica ancora più ampia di quella che può essere la vita con un cane di questa razza.

E’ personale, quindi non rispecchia quella di nessun altro e se stai pensando di prendere un beagle ti invitiamo caldamente a pensarci bene e a non basare la tua scelta solo su questa pagina!

Veniamo al dunque.

Quella mattina di primavera, quando eravamo così emozionati davanti a cinque tenerissime palline di pelo, non avevamo ancora chiaro quanto sarebbe cambiata in meglio la nostra vita. Ma andiamo con ordine.

Di vivere con un beagle ci pensavamo da tanto tempo, ancora prima di decidere che avremmo lavorato come educatori cinofili, ancora prima di passeggiare tranquillamente in un parco, ed accorgerci che c’era una bella area cani dove sguazzava un gruppetto di teppistelli che si stavano rincorrendo.

Ce lo ricordiamo come fosse ieri. Tra di loro ne spiccava uno, sguardo da birichino, che sgattaiolava tra un albero e l’altro mentre correva come una lepre e le lunghe orecchie pendenti svolazzavano ad ogni passo. Era un beagle, e lo stavamo a guardare incantati dal suo modo di essere.

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Per la verità non era la prima volta che ci fermavamo fuori da un’area cani, curiosi di vedere quello che succedeva. Lo facevamo già da tanto, ed ogni volta cercavamo sempre il piccolo delinquente dagli occhi dolci.

Come mai cercavamo sempre lui?

Beh, in sostanza, ci sono due tipi di cane che non ci vanno tanto a genio. Per carità, non fraintendeteci, perché i cani ci piacciono tutti, altrimenti non avremmo mai fatto questo lavoro. Però dovevamo scegliere con chi condividere le nostre giornate e, appunto, ci sono due tipi di cane con cui non avremmo “feeling” tra le mura di casa. Il primo tipo è il “robot a tutti i costi”, di quelli serissimi che non sgarrano un movimento di un millimetro e sai perfettamente cosa faranno e quando lo faranno. I “perfettissimi”. Fantastici e spettacolari quando ci lavori insieme e li vedi lavorare, ma il nostro carattere non lo vedevamo compatibile con loro. L’altro tipo è quello “troppo mite”, talmente mite da sfiorare la depressione, di quelli che in ogni momento devono essere coinvolti, eccitati, tirati su, altrimenti se ne stanno lì fermi a sospirare.

E così abbiamo scelto lei, dopo un bel periodo alla ricerca di informazioni ed allevatori con cui fare la consueta chiacchierata, fino ad arrivare a quella mattina di marzo dove andammo tutti quanti con il cuore in gola dall’emozione a scegliere Diana dalla cucciolata prenotata.

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Ecco perché abbiamo scelto proprio un beagle: innanzitutto perché volevamo un cane che ci sorprendesse sempre con il suo carattere e che quando sei giù… ti tiri su!

Su questo il beagle non delude, perché è facile che prenda delle iniziative di testa sua e stupisca tutti i presenti con numeri da funambolo (meglio preparare la casa, quindi…).

Sono anche altre le cose che ci piacciono di questo cane e, ad essere sinceri, alcune non riusciamo neanche a descriverle completamente. Comunque, cominciamo dalle più facili.

Il carattere, dicevamo. Diana ci fa ridere, ci fa ridere da matti. Ma non in senso dispregiativo, ci diverte proprio. E’ tutto merito del suo essere giocosa come dicevamo prima, e questa propensione al gioco la mantiene anche in età adulta, quando in altre razze si spegne, e questo ce lo confermano anche tutti gli altri proprietari di beagle con cui siamo entrati in contatto.

Questa giocosità ci diverte perché alla fine è innocente: quando vuole giocare, prende delle cose anche “vietate” e te le porta, per giocare, quando ti aspetteresti una fuga da tutt’altra parte con l’oggetto proibito tra le fauci. Innocenza pura.

E poi le sue esigenze di movimento: per molti potrebbe essere una piaga, ma per noi è una benedizione salutare, perché “costringe” anche noi a muoverci.

Insomma, alla fine è un cane da caccia specializzato nella seguita, e quello deve fare: tanto movimento, vedere altri cani e soddisfare il suo olfatto. Di questo ha bisogno e, visto che non andiamo a caccia, facciamo altre attività alternative che soddisfino sempre questi bisogni. Altrimenti, giustamente, andrebbe giù di testa.

Per giunta poi il beagle ha un ampio raggio d’azione dell’area che perlustra, tipico di diversi segugi. Cosa vuol dire? Che per un beagle, nella brughiera inglese dove è nato, “starti vicino” può voler dire anche ronzarti a 50 metri di distanza o più, senza per questo essere “fuggitivo”.

Ovviamente tale situazione non la si può trasportare in città: camminarci a 50 metri è una distanza un po’ troppo lunga, ed ecco perché la teniamo sempre al guinzaglio a costo di fare la figura degli imbranati. Quando la zona è sicura e lo consente, però, i suoi momenti liberi glieli facciamo avere lo stesso.

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Un’altra cosa che ci piace del carattere del beagle (che piace a noi, ma ad altri fa uscire il fumo dalle orecchie) è essere una specie di “anarchico”. Cosa vuol dire? Sempre perché nasce come cane da seguita, deve stare dietro alla selvaggina per chilometri, in terreni impervi, quasi sempre lontano dal conduttore. Significa che deve saper prendere decisioni autonome, fare di testa sua per arrivare all’obiettivo.

La tendenza a fare di testa sua si vede spesso. Ad esempio, quando mettiamo Diana in “resta seduto”, lo sappiamo che dovrebbe rimanere seduta per tutto il tempo. Però, se ogni tanto si mette a terra la consideriamo una buona cosa, un segno del fatto che stia pensando con la sua testa: “So che devo stare qui, tanto vale che mi metta comoda”. E anche questa sua composta irriverenza ci diverte da matti.

L’autonomia è una qualità molto buona nel suo lavoro ma, come abbiamo detto, tanti si infuriano avendo a che fare con un cane “anarchico” nella vita di tutti i giorni, perché si aspettano un’obbedienza cieca quando basterebbe trattarlo come un semplice membro non umano della famiglia.

Che in pratica si traduce in: urlare meno e fare più cose insieme a lui. Senza farsi ribollire il sangue se ci mette un po’ di più ad arrivare quando lo si chiama.

E qui vorremmo aprire una parentesi, perché non passa giorno senza sentire qualcuno che si vanti di picchiare il cane. Naturalmente camuffato da un alone pseudo-educativo per mettersi l’animo in pace, tipo “devo fargli vedere chi comanda” o “quando ci vuole ci vuole” (per poi picchiarlo tutti i giorni). Senza sapere che le botte sono il modo migliore per diventare inaffidabili agli occhi del cane. E nel caso del beagle la faccenda è ancora più spinosa, perché è stato selezionato apposta per essere determinato, e questo fa irritare molto i “comandanti”.

Non mollare quando si mette in testa qualcosa, è il suo mestiere.

Altrimenti che cane da seguita sarebbe, se rinunciasse al primo cespuglio da scavalcare? Quindi parte del nostro lavoro è anche cercare di far capire che con le botte il cane non impara niente (vedi: Perché picchiare il beagle non serve a niente). Fiato sprecato? Forse, ma spero sempre che prima o poi la goccia scavi la roccia e qualche picchiatore capisca che se vuole fare lo sbruffone è meglio sgasare ai semafori con il motore di turno, invece di rendere un inferno la vita del cane. Ok, chiudo la parentesi se no facciamo notte.

Fatto sta che da quando viviamo con la nostra beagle “anarchica” il nostro tempo libero si è trasformato molto: ci rilassiamo quando prima ci saremmo annoiati, passiamo più tempo a casa ma ci divertiamo di più, e le nostre giornate sono scandite da piccole gemme di spensieratezza. Le zampine che sanno di sottobosco dopo una corsa sull’erba, i “baci” quando è in vena di coccole (che in realtà sono delle leccate mostruose), le risate quando decide di giocare da sola e fa volare in aria lo straccio come fosse un cowboy al rodeo, le sue buffissime espressioni, il repentaglio di posizioni improbabili in cui sceglie di dormire, lo sguardo scaltro di quando trama come raggiungere la pappa sul top della cucina (fin’ora non ce l’hai mai fatta, ma aspettiamo da un momento all’altro il grande numero del circo Diana…), eccetera, eccetera. Piccole cose preziose.

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Che cosa possiamo dire alla fine? Grazie a Diana e alla razza beagle di essere così, non cambiate di una virgola!

Ora non riusciamo neanche ad immaginare come sarebbe la nostra vita senza i suoi sguardi, le sue marachelle per chiedere attenzione e senza le sue corse pazze dove dentro di te dici “Cavolo, sembra proprio che sorrida! Per me lo fa davvero…”.

Da quando c’è lei, le giornate hanno tutte un colore diverso, e non è mai grigio. In fondo, tra le mille altre cose credo che sia questo il regalo più bello che ci abbia fatto, e non lo dimenticheremo mai.