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Dic
15

Riconoscere e affrontare le intolleranze alimentari

Autore: Simona (AmicoBeagle)
Categoria: Salute

intolleranze alimentari cani foto

Prurito, problemi gastrointestinali & co.: il primo segnale silenzioso dell’intolleranza alimentare

La salute del nostro cane ha dei nemici silenziosi che negli ultimi anni abbiamo visto prendere piede in modo sempre più insistente: sono le intolleranze alimentari.

Questi nemici silenziosi sono così subdoli perché spesso è difficile riconoscerne i sintomi anche per gli addetti ai lavori.
Vediamo cosa può farci suonare i primi campanelli di allarme per rivolgerci al veterinario.

Sappiamo bene quanto abbiamo a cuore la salute del nostro beagle, per questo dobbiamo essere attenti ad ogni piccolo segnale che indichi qualcosa che non va nel suo stato di salute.

A volte però, anche se facciamo molta attenzione, è difficile riconoscere a che disturbo possono essere collegati determinati sintomi.

Fastidiosi pruriti, diarrea, flatulenza, forfora, ma anche otiti frequenti e perdita eccessiva di pelo ad esempio, possono avere una matrice comune: l’intolleranza alimentare.

Esattamente come accade per l’uomo, infatti, anche il nostro cane può sviluppare una particolare sensibilità rispetto a uno o più ingredienti, indipendentemente dal fatto che sia cucciolo o adulto.

Quando ciò accade, i primi segnali evidenti di solito sono manifestazioni a livello cutaneo oppure gastrointestinali.

Individuare la sostanza capace di scatenare queste reazioni avverse può essere davvero difficile. Un vero e proprio dilemma che, tuttavia, può essere sciolto avvalendosi degli strumenti giusti.

Monitorare la dieta: il primo passo da compiere

Veterinari ed esperti di nutrizione non fanno tentativi alla cieca: per determinare la sostanza indesiderata si avvalgono delle così dette “diete a esclusione”.

Il concetto è semplice: si tratta di riempire la ciotola del nostro beagle con crocchette e cibi realizzati con ingredienti che, fino ad allora, non ha mai mangiato e che escludano quelli ai quali era abituato.

Pochi, selezionati elementi, dunque, sia per quanto riguarda le proteine che per gli amidi e i lipidi. È importantissimo che non vengano fatte trasgressioni in tal senso perché si rischierebbe di creare caos, incertezza nei proprietari e, soprattutto, si metterebbero seri ostacoli al lavoro dei professionisti.

Scegliere gli alimenti giusti

Fortunatamente a facilitare la vita di questi ultimi, corre in soccorso il mercato del Pet Food offrendo alcune tipologie di alimenti che permettono di apportare un’alimentazione rigidamente controllata dal punto di vista degli ingredienti di cui è composta.

Esistono linee veterinarie realizzate ad hoc pensate proprio per dare una risposta agli animali ipersensibili, che in molti casi si avvalgono di proteine idrolizzate.

Si tratta di diete personalizzate per cani che prevedono cibo umido e crocchette con proteine precedentemente sottoposte a un particolare processo (l’idrolisi) che ne riduce notevolmente il peso molecolare e di conseguenza il potenziale allergico.

Un’altra valida alternativa, che fa parte delle cosiddette “linee mantenimento”, è costituita poi dalle diete monoproteiche.

Che siano alimenti secchi oppure umidi, così come dice il nome, offrono una sola fonte proteica di origine animale e in genere hanno un selezionato numero di ingredienti per quanto riguarda gli altri nutrienti.

E per quanto riguarda le proteine vegetali?

Tendenzialmente, in fase di lavorazione, ne viene esclusa la componente proteica mentre viene sfruttato l’amido che fornisce una preziose fonte di carboidrati.

Attenzione a non sgarrare.

Non avrebbe senso dare un alimento monoproteico al nostro cane se poi, fuoripasto, non riusciamo a resistere ai suoi grandi occhi imploranti e gli concediamo anche solo un boccone di cibo “non idoneo”.

Questa dieta ristretta, deve essere rigorosamente osservata per un paio di mesi durante i quali, se i sintomi dovessero sparire, sarà possibile accertare che quell’ingrediente specifico è innocuo.

Intolleranze alimentari: evitiamo sempre il fai da te

Il veterinario, a questo punto, potrebbe suggerire di intraprendere lo stesso iter con un altro mangime che si avvale di una diversa proteina, nell’ottica di individuare quella che causa disturbi.

Fastidi a livello cutaneo così come quelli intestinali, infatti, possono avere cause diverse, come per l’uomo.

Nell’ottica di tutelare la salute del nostro beagle evitiamo il fai da te: potrebbe fare più danni della reazione avversa stessa. Per questo, continuiamo a raccomandare di affidarci sempre alle cure di uno specialista!

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